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Ricevitore Dual DVBT, per trasformare il computer in un televisore digitale

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Conceptronic presenta il Ricevitore Dual DVBT della Collezione Lounge. Grazie a questo sintonizzatore TV, si potrà trasformare il computer in un televisore digitale, in un istante.

CTVDIGDUAL, è un doppio ricevitore che consente di visualizzare la televisione digitale terrestre in chiaro o ascoltare gratuitamente i canali radio digitali ovunque. Con questo dispositivo avanzato, un computer (PC o portatile), può essere facilmente convertito in un televisore digitale. Questo ricevitore è compatibile con tutti i canali radio e televisivi che trasmettono in chiaro e con esso, si può godere TV di alta qualità a schermo intero. Grazie ai suoi due ricevitori, il CTVDIGDUAL permette la registrazione di un programma mentre se ne guarda un altro.

Questo doppio tuner permette inoltre la funzionalità dei PiP (Picture-in-Picture) con cui si possono vedere due canali contemporaneamente.

Specifiche tecniche CTVDIGDUAL
- Compatibile con USB 2.0
- Alimentazione tramite porta USB
- Formati risoluzione: SD, HD
- Supporta EPG, Televideo, e sottotitoli
- Software ArcSoft Total media completo incluso
- Ricevitore DVB-T per la ricezione dei canali digitali non criptati
- Accessori inclusi Batteria, Antenna, Cavo USB, Telecomando, Manuale multilingue

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Le tecnologie anti-copia rovinano l’anteprima di “Avatar”

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TorrentFreak segnala in questi giorni una storia piuttosto curiosa. La proiezione d'anteprima dell'attesissimo film di fantascienza "Avatar" è stata in parte rovinata da un problema legato alle restrittive tecnologie anti-copia che accompagnano la pellicola (o, per meglio dire, il "supporto ottico" contenente il film).

In alcuni cinema tedeschi qualcosa è andato storto: il meccanismo di sicurezza non è probabilmente riuscito a contattare il server di autenticazione, lasciando i proiezionisti e gli spettatori davanti a 150 GB di dati criptati ed inutilizzabili.

Ad essere afflitte dal problema sono state solamente le sale nelle quali si proiettava la versione 3D del film, quindi sicuramente una minima parte del totale.

"Siamo spiacenti per i problemi e i fastidi derivati" ha commentato il General Manager del gruppo Cinestar.

Va comunque precisato che l'inconveniente si è verificato durante una proiezione preliminare dedicata ai critici e agli addetti ai lavori: a quanto pare, la piattaforma tecnologia è stata corretta in tempo e, durante il vero e proprio debutto pubblico, non si sono presentate ulteriori complicazioni.

Avatar è stato lanciato in tutto il mondo tra il 16 ed il 18 dicembre appena trascorsi. Solo in Italia invece, il colossal di James Cameron sarà disponibile non prima del 15 gennaio dell'anno entrante.

Frattanto, ci si può consolare con il trailer ufficiale

<div><object width="420" height="339"><param name="movie" value="http://dailymotion.virgilio.it/swf/xb1bug" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><embed src="http://dailymotion.virgilio.it/swf/xb1bug" type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="339" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always"></embed></object><br /><b><a href="http://dailymotion.virgilio.it/swf/xb1bug">Avatar - il trailer in italiano</a></b><br /><i>di <a href="http://www.dailymotion.com/Virgilio-Musica">Virgilio-Musica</a></i></div>

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Dal 2010 Mediaset scommetterà sul Web

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Azione e reazione. Nel giro di pochi giorni Mediaset ha messo a segno entrambi, ottenendo una importante vittoria legale ai danni di YouTube e dimostrando pochi giorni dopo di voler fare sul serio circa il mercato online. L'annuncio avviene per voce di PierSilvio Berlusconi, il quale ha indicato il taglio dei nastri per il prossimo 11 Gennaio 2010.

Nei giorni scorsi una sentenza aveva bocciato le attività di YouTube, costringendo Google ad eliminare tutti i filmati del Grande Fratello dalla repository su precisa denuncia avanzata da Mediaset. Il commento dell'azienda italiana è stato chiaro poiché, oltre ad argomentare la soddisfazione per la vittoria incassata, prepara il campo anche al servizio con cui si inaugurerà il 2010: «Con questo provvedimento che si inserisce nella causa iniziata nel luglio 2008 da Mediaset contro Youtube, si accolgono per la prima volta le richieste dei broadcaster e degli editori a vedere tutelati i diritti e l'esclusività dei propri contenuti, generati con importanti investimenti che finanziano l'intero sistema dell'informazione e dell'intrattenimento internazionale. [...] In conclusione, l'ordinanza di oggi non censura Internet ma ne allarga i confini. Tutti gli editori, Mediaset in testa, possono ora investire nella propria offerta gratuita sul web a beneficio dei navigatori, certi di un contesto di regole definite. Tutti gli operatori Internet, a cominciare da Youtube, potranno stringere accordi con Mediaset e gli altri editori in un quadro di legalità e di reciproca soddisfazione.

Era questa la condizione che, almeno a parole, Mediaset attendeva. Ora che la legge ha posto il paletto auspicato, il gruppo vede tutelati i propri contenuti ed ha deciso quindi di portarli online con maggior incisività. Spiega il vicepresidente Berlusconi ai microfoni TGCom: «Dall'11 gennaio lanceremo il nuovo portale video.mediaset.it con una vera e propria catch up tv, ovvero tanti programmi Mediaset online gratuiti poco dopo l'edizione televisiva». E continua: «L'offerta che consente di vedere brevi filmati di tutti i programmi, aumenterà più del 50%. E inaugureremo il servizio "full episod" che permette di vedere per intero i nostri programmi: in particolare tutti i prodotti di news, infotainment e i reality».

Il sito potrebbe rimanere pressoché uguale a sé stesso, ma l'azienda è pronta a portare online molti contenuti in più. Il gruppo tenterà così la via della monetizzazione online, aumentando l'esposizione dei propri contenuti per ottenere margini unitari maggiori: l'esclusiva di contenuti specifici (si pensi al Grande Fratello, ad esempio, in vetta allo Zeitgeist Google ed al centro delle iniziative legali Mediaset) potrebbe fare la differenza. La sfida è importante, però, poiché YouTube ha dalla propria un brand ed una community inimitabili. Difficile, quindi, pensare che il sito Mediaset sia realmente il primo mattone del fronte online del gruppo: il tutto potrebbe però essere un tassello importante nelle trattative con Google, affinché i contenuti di proprietà del gruppo possano giungere sulla repository di Mountain View con condizioni migliori di quanto non si poteva ottenere in passato.

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Intel presenta la nuova generazione Atom

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Nella notte Intel ha presentato la nuova generazione della propria linea Atom. Consumi ridotti, nuova architettura di chip, dimensioni ridotte e performance aumentate, con un occhio di riguardo soprattutto al mondo dei netbook. Per Intel è questo il colpo di reni di fine 2009, in attesa della ripresa delle vendite prevista per l'anno venturo.

Spiega Intel nel proprio comunicato stampa: «Intel Corporation ha annunciato i nuovi processori Intel Atom con grafica integrata direttamente nella CPU, che rendono possibili prestazioni più elevate e design più compatti ed efficienti dal punto di vista energetico nell'ambito di una nuova generazione di netbook e PC desktop entry-level. I principali OEM si sono impegnati entro le prossime settimane a introdurre sul mercato sistemi basati sui nuovi processori Intel Atom e su un nuovo chipset compatibile». Le novità introdotte sono così riassunte:

  • «Livello più elevato di integrazione e processo produttivo a 45 nm per una riduzione significativa del consumo energetico, prestazioni più elevate e dimensioni del package più piccole»;
  • «Riduzione del 20% del consumo energetico medio rispetto alla generazione precedente, per prolungare la durata della batteria dei netbook»;
  • «Oltre 80 design win di netbook da parte dei principali OEM, tra cui ASUS, Acer, Dell, Toshiba, Fujitsu, Lenovo, Samsung e MSI»;
  • «Sistemi basati su processore Intel Atom di nuova generazione disponibili dal 4 gennaio 2010».

«Da un anno e mezzo a questa parte, il processore Intel Atom alimenta una categoria completamente nuova di sistemi informatici, e noi riteniamo che questa crescita non si fermerà e continuerà per dispositivi come netbook e PC entry-level da utilizzare per le attività di base e Internet [...] Siamo entusiasti nell'offrire la piattaforma Atom di nuova generazione e di collaborare con il settore per entrare in una seconda fase di crescita, in cui saranno disponibili nuovi design innovativi dei sistemi con prestazioni più elevate, formati ridotti e una prolungata durata della batteria»: così Mooly Eden, Corporate Vice President e General Manager del PC Client Group di Intel.

Sono tre le proposte registrate sotto la linea Pine Trail: N450, D410 e D510. Il primo sarà specificatamente dedicato ai Netbook, mentre quelli rimanenti sono pensati per i cosiddetti "entry-level desktops" (il D510 nello specifico per device dual-core): «N450 è un processore Atom single-core con 512 KB di cache L2 e un TDP totale di 7 watt, incluso il chipset. D410 per i PC desktop entry-level è un processore Atom single-core con 512 KB di cache L2 e un TDP totale di 12 watt, incluso il chipset, mentre D510 per i PC desktop entry-level è un processore Atom dual-core con 1 MB di cache L2 e un TDP totale di 15 watt, incluso il chipset. Tutti i nuovi chip operano a 1,66 GHz». Prezzi e dettagli ulteriori giungeranno al pubblico ad inizio 2010.

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Jajah tra le braccia di O2 per 200 milioni di dollari

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O2 ha fatto propria Jajah. La firma sarebbe ormai avvenuta sulla base di un prezzo di 200 milioni di dollari (sebbene non giungano comunicati ufficiali e VentureBeat spieghi che l'accordo non sarebbe ancora stato formalizzato) ed il braccio mobile di Telefonica avrebbe così fatto proprio uno dei servizi VoIP più appetibili per la corsa alle start-up in auge negli ultimi mesi. Le caratteristiche peculiari del servizio come ponte tra la rete mobile e internet avrebbero reso interessanti gli asset del gruppo (nel mirino, secondo i rumor, anche di Microsoft e Cisco).

Jajah aveva raccolto nel tempo fondi per 30 milioni di dollari da gruppi di investimento quali Deutsche Telekom AG, Intel Capital, Globespan Capital Partners e Sequoia Capital e la valutazione di 200 milioni sembra essere un buon premio per monetizzare gli sforzi di questa fase di avvio. Solo lo scorso Giugno il gruppo aveva annunciato di aver veicolato la miliardesima chiamata (122 i paesi coperti dal servizio, Italia compresa) ed ora sotto il controllo di O2 la crescita potrebbe moltiplicarsi grazie alla maggior esposizione del brand ed all'ipotizzabile integrazione del servizio nel mondo delle offerte del carrier.

Lo scorso Settembre il gruppo aveva anche avviato un interessante esperimento permettendo chiamate agli utenti Twitter direttamente tramite il social network. La funzione "@call @utente" permette brevi chiamate (2 minuti al massimo, in linea con la brevità delle comunicazioni propria dell'ecosistema Twitter) ed al momento soltanto agli utenti USA. Gli utenti attuali di Jajah sono circa 25 milioni, ma l'accordo con Twitter e la crescente community del social network sembravano promettere un rapido incremento della penetrazione sul mercato: l'accordo con O2 sembra poter fungere da ennesimo fattore accelerante.

Ancora una volta un carrier si interessa ad un servizio VoIP, portandone pertanto lo sviluppo direttamente a contatto con la rete mobile. Quello che un tempo era un ostacolo, oggi è una opportunità che i carrier non intendono più lasciare in mani altrui. L'operazione diviene pertanto oltremodo significativa non soltanto per le aziende interessate, ma per l'intero settore e per la configurazione futura del concetto di telefonia mobile.

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Bing! contro Bing: viola il trademark

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Ad alcuni mesi dal proprio debutto online, il motore di ricerca Bing è stato coinvolto in una causa legale. Bing! Information Design LLC, una piccola società di St. Louis (Missouri - USA), ha citato in giudizio Microsoft per violazione del proprio marchio e concorrenza sleale. La causa è stata depositata la scorsa settimana presso il Circuit Court della città di St. Louis e contiene una serie di accuse nei confronti del colosso dell'informatica, accusato di aver adottato un marchio utilizzato da Bing! Information Design a partire dal 2000 e in attesa di registrazione.

I responsabili della piccola società affermano che i risultati dai motori di ricerca e le pagine del proprio sito online sono la principale risorsa per promuovere e far conoscere i servizi offerti dalla loro azienda, che si occupa principalmente della produzione di illustrazioni e soluzioni grafiche interattive. Il nome adottato da Microsoft per rilanciare i precedenti servizi di Live Search starebbe dunque danneggiando Bing! Information Design, creando confusione tra gli utenti e tra i clienti della piccola società del Missouri. Inoltre, secondo i legali dell'azienda, l'utilizzo del medesimo marchio da parte di Redmond avrebbe attenuato la forza commerciale del brand causando ulteriori danni alla società specializzata nella produzione di soluzioni grafiche.

Il motore di ricerca di Microsoft è reperibile all'indirizzo Web principale Bing.com, mentre il riferimento online di Bing! Information Design è Bing.biz. Secondo i responsabili della società, al momento del lancio del motore di ricerca Redmond era a conoscenza del nome dell'azienda, ma non si sarebbe attivata per risolvere il potenziale contenzioso in tempo per il debutto di Bing. Nella causa legale si chiedono dunque a Microsoft «il pagamento dei danni [...] e una campagna pubblicitaria di riparazione per rimediare alla confusione» creata dalla coesistenza dei due brand.

L'iniziativa legale di Bing! non sembra preoccupare particolarmente i responsabili di Microsoft. «Crediamo che questa causa sia priva di fondamento e non pensiamo ci sia alcuna confusione sul mercato in merito a quanto offerto dagli autori della denuncia e da Microsoft Bing. Non abbiamo ancora ricevuto la documentazione, ma siamo a conoscenza della questione grazie ai report dei media. Rispettiamo i marchi e la proprietà intellettuale degli altri, attendiamo le prossime fasi della vicenda legale» ha dichiarato un portavoce di Microsoft.

Secondo numerosi osservatori, la società di St. Louis potrebbe faticare non poco nel far valere le proprie accuse in tribunale. Bing e Bing! operano in due settori molto diversi tra loro e tale condizione permette solitamente a due aziende di utilizzare il medesimo brand.

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Garante per la Privacy, regole sui referti via mail

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La conversione al digitale del sistema sanitario comporta nuove immense opportunità, importanti tagli nei tempi e nei costi della burocrazia, ma anche nuove sfide da affrontare. L'uso di comunicazioni digitali invece che cartacee, ad esempio, implica l'uso di nuovi strumenti, diverse modalità di trasmissione e determina pertanto la ridefinizione delle regole e dei protocolli. Il Garante per la Privacy lo dice ad esempio a chiare lettere: «Analisi del sangue, radiografie e referti medici direttamente sul pc di casa, invece che lunghe file agli sportelli delle Asl e dei laboratori, ma solo con il consenso dell'assistito e con l'uso di password».

Secondo quanto comunicato, «Il Garante per la protezione dei dati personali ha approvato le "Linee guida in tema di referti on line" che fissano rigorose misure a protezione dei dati sanitari dei pazienti che intendono utilizzare questo servizio, ricevendo il referto via mail o "scaricando" gli esami clinici direttamente dal sito web della struttura sanitaria. Già da tempo diversi laboratori, cliniche e ospedali offrono servizi di consultazione elettronica dei referti, ma l'assenza di una normativa che disciplini questa nuova modalità di consegna ha reso necessario l'intervento del Garante affinché questo importante ed innovativo processo di ammodernamento tecnologico della sanità pubblica e privata proceda seguendo regole chiare ed uniformi. Come è avvenuto per il Fascicolo sanitario elettronico, anche in questo caso l'Autorità ha svolto un ruolo di supplenza in attesa di una legislazione adeguata».

Il Garante impugna pertanto il problema e fa propria la responsabilità di proporre una soluzione istituzionale alla tutela della privacy. La formulazione delle Linee Guida è stata portata avanti tenendo conto delle osservazioni apportate dagli operatori del settore, ed impongono in modo particolare alcuni punti fermi:

  • «L'adesione al servizio dovrà essere facoltativa e il referto elettronico non sostituirà quello cartaceo che rimarrà comunque disponibile. L'assistito dovrà dare il suo consenso sulla base di una informativa chiara e trasparente che spieghi tutte le caratteristiche del servizio di "refertazione on line"»;
  • «Il referto resterà a disposizione on line per un massimo di 45 giorni e dovrà essere accompagnato da un giudizio scritto e dalla disponibilità del medico a fornire ulteriori indicazioni su richiesta dell'interessato»;
  • «Per fornire il servizio, le strutture sanitarie pubbliche e private dovranno adottare elevate misure di sicurezza tecnologica (utilizzo di standard crittografici, sistemi di autenticazione forte, convalida degli indirizzi e-mail con verifica on line, uso di password per l'apertura del file) e, nel caso offrano la possibilità di archiviare e continuare a consultare via web i referti, dovranno anche sottoporre ai pazienti una ulteriore specifica informativa e acquisire un autonomo consenso».

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Barnes & Noble: niente Nook sotto l’albero

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Non si prospetta un Natale molto felice per alcuni clienti di Barnes & Noble. La celebre catena di librerie statunitense sta incontrando numerose difficoltà nella gestione degli ordinativi per Nook, il suo primo ebook destinato a fare concorrenza all'ormai celebre Kindle di Amazon. Ritardi e disguidi nella catena di distribuzione non consentiranno alla società di rispettare i tempi di consegna per i Nook acquistati online in tempo utile per essere ricevuti prima delle festività natalizie.

La conferma è giunta direttamente da Barnes & Noble, che nel corso degli ultimi giorni ha inviato a numerosi clienti una email annuciando il sensibile ritardo nelle consegne. Nel testo della breve missiva, i responsabili della società confermano che la distribuzione dei nuovi ebook reader sarà effettuata anche nella giornata della vigilia di Natale, ma non promettono nulla di certo ai propri clienti. Chi non avrà ricevuto Nook entro il 24 dicembre dovrà dunque attendere fino agli ultimi giorni del 2009, ma riceverà in compenso un buono come risarcimento dal valore di 100 dollari da spendere sul sito web di Barnes & Noble.

«La maggior parte dei clienti che hanno preordinato Nook e hanno ricevuto un tempo stimato di consegna entro le festività dovrebbero ricevere i loro dispositivi in tempo per il periodo delle feste natalizie. Stiamo lavorando sodo per rispondere alla domanda ed evadere tutti gli ordini per i Nook entro il 24 dicembre. Sfortunatamente, ci potrebbe essere una piccola percentuale di clienti che potrebbero non ricevere il loro Nook prima delle feste. Siamo entrati in contatto con questi clienti e abbiamo offerto loro le nostre scuse e gli abbiamo proposto: un certificato regalo così che possano avere qualcosa da incartare e consegnare, nel caso di un Nook acquistato come presente natalizio, e un buono per bn.com da utilizzare online» si legge in un comunicato da poco diramato da Barnes & Noble.

Nel corso delle ultime settimane la società statunitense ha dimostrato di non saper gestire al meglio l'alta domanda per il proprio dispositivo. Presentato lo scorso ottobre, l'ebook reader da 259 dollari avrebbe dovuto compiere il proprio debutto sul mercato nel corso degli ultimi giorni di novembre, ma i responsabili di Barnes & Noble decisero di ritardare la commercializzazione di Nook a causa delle numerose richieste pervenute. A pochi giorni dall'inizio di dicembre, la società comunicò di aver finito le scorte, confermando di fatto i numerosi disguidi e le mancanze sul fronte della rete distributiva e delle previsioni di vendita per la feconda stagione dello shopping natalizio. I consumatori che decideranno di acquistare un Nook nel corso di questi giorni non potranno riceverlo prima di febbraio.

A differenza di Kindle, il nuovo Nook è dotato di due schermi per la gestione e la lettura degli ebook. Un display e-Ink in toni di grigio sormonta uno schermo a colori touchscreen dalle dimensioni ridotte che consente di navigare all'interno del catalogo di Barnes & Noble, procedere all'acquisto degli ebook e gestire le impostazioni. Il terminale offre alcune funzionalità innovative, ma è ancora distante dall'ampia gamma di opzioni e servizi offerti da Amazon sul proprio Kindle.

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ComScore: eppur si muove

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«Eppur si muove» sembra dire ComScore fotografando il mercato. La crisi, le difficoltà e quant'altro non sembrano infatti fermare le vendite natalizie, per le quali i dati sembrano identificare un trend oltre le aspettative e addirittura oltre i dati registrati l'anno precedente.

Il mercato ha iniziato a consegnare i suoi frutti fin da inizio dicembre, tanto che il primo giorno del mese è stato il terzo in quanto a milioni di dollari macinati. La classifica mette al primo posto il 15 Dicembre: 913 milioni di dollari di venduto in sole 24 ore. Al secondo posto giunge il Cyber Monday, mai così positivo negli anni passati, le cui vendite hanno raggiunto quota 887 milioni. Al terzo posto, come indicato, il 1 Dicembre con 886 milioni. La classifica indica inoltre il 16 dicembre (874 milioni) ed il 17 (809 milioni) nella top 10 dei giorni più fruttuosi ad indicare lo sprint last-minute per approfittare degli sconti previsti per le spedizioni natalizie. +10% anno su anno per il giorno del Ringraziamento, +21% per un 15 Dicembre d'oro.

Dati ComScore, Dicembre 2009

Dati ComScore, Dicembre 2009

In totale la stagione ha già messo in cassa poco meno di 25 miliardi di dollari, il 4% in più rispetto allo stesso periodo del 2008. Nonostante le previsioni grigie ed un certo pessimismo strisciante figlio di mesi di difficoltà oggettive, quindi, la domanda per gli acquisti online sembra essere sostenuta da un trend crescente, regalando alle attività online un nuovo finale di annata che si preannuncia positivo. La fotografia esatta potrà essere però composta soltanto a regali consegnati, Epifania archiviata e statistiche chiuse: al momento le sensazioni sono buone, ed è quanto basta per riportare fiducia all'ambiente.

Positiva, non a caso, la giornata Amazon in borsa: il gruppo, sulla scia dei dati che stanno uscendo, chiude in forte aumento in qualità di brand pesantemente esposto agli alti e bassi del commercio online.

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PdL: 12 anni per chi istiga alla violenza sul Web

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Gli sforzi di Schifani, pronto ad incontrare gli emissari di Facebook, e quelli di Maroni, pronto a mettere in discussione i propri intenti bellicosi nei confronti di chi compie reati online, potrebbero essere vani. La battaglia sembra infatti assumere i toni dello scontro frontale nel momento in cui la tecnologia viene considerata come "aggravante" nella formulazione dell'on. Raffaele Lauro, la cui proposta di legge sarebbe stata portata avanti sulla scia del caldo dibattito dell'ultima settimana post-Tartaglia.

Il testo completo non è ancora stato ufficializzato (il sito web dell'onorevole riporta immagini e curriculum, ma non aggiorna sulle attività quotidiane), ma le prime indicazioni iniziano a trapelare dalle agenzie di stampa. Ed è una proposta di legge che, controfirmata già da 50 senatori, è destinata a far discutere non poco: «Chiunque, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a commettere uno o più tra i delitti contro la vita e l'incolumità della persona, è punito, per il solo fatto dell'istigazione, con la reclusione da 3 a 12 anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l'apologia di uno o più fra i delitti indicati. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica, la pena è aumentata».

Raffaele Lauro

E la spiegazione è affidata allo stesso senatore Lauro: «L'aggressione al Presidente Berlusconi ha evidenziato la necessità di intervenire sul diffuso fenomeno, caratterizzato da forme di esortazione alla violenza e all'aggressione, mediante discorsi, scritti ed interventi, che, in virtù delle moderne tecnologie informatiche, riescono oggi ad acquisire una rilevanza mediatica particolarmente significativa. Si è drammaticamente diffusa, anche tra i minorenni, l'abitudine ad utilizzare gli strumenti informatici per ledere la dignità delle persone, nelle forme più gravi, dai ricatti, alle ingiurie, a sfondo sessuale o razzista, alla diffamazione». L'invettiva colpisce quindi direttamente l'uso dello strumento tecnologico, definito in taluni casi come "patologico": «Il legislatore non può più attendere. Ecco perchè, insieme con questo disegno di legge, ho presentato una mozione parlamentare, già sottoscritta da più di 50 senatori, di maggioranza e di opposizione, per discutere, al più presto, nell'aula del Senato, in un confronto con il Governo, di cultura informatica e degli effetti perversi derivanti dall'uso patologico, da parte di giovani e giovanissimi, del cellulare, e delle conseguenze nei rapporti genitori-figli e sulle istituzioni scolastiche».

L'istigazione alla violenza è vista come il male da sconfiggere; la Rete ed i telefonini sono identificati come lo strumento del peccato. La proposta di legge annunciata vuole punire gli uni e gli altri, opponendo la minaccia del carcere a quanti abusano della libertà di espressione. Non è dato a sapersi, però, in che modo la proposta dell'on. Lauro bilanci divieti e diritti, evitando così di sconfinare nella libertà di espressione pur di creare un riferimento normativo utile a reagire con forza alle urgenze emerse dal confuso dibattito degli ultimi giorni.

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