Il veterano di Microsoft Keith Curtis ancora contro MS
Keith Curtis è stato per 11 anni uno degli sviluppatori software di Microsoft, e ha lavorato a Windows e Office. Poi nel 2004 ha lasciato Microsoft, ed è allora che ha conosciuto Linux e il mondo dell’Open Source. È stato un “amore a prima vista”. Ai più è noto per aver pubblicato il libro “After the Software Wars”.
In questi giorni Keith ha rilasciato una interessante intervista al magazine CIO dal titolo “Ex-Microsoft afferma che il Free Software ucciderà Redmond”. Intervista che ha fatto subito il giro del mondo, ed è stata riportata da tutti i più importanti magazine online che si occupano di Linux e Open Source.
Le domande presentate a Keith sono per lo più orientate a mettere a confronto il mondo Open Source con quello Microsoft. Si parla di Microsoft, del suo modello di business, e del suo modo di porsi davanti all’Open Source. Si parla anche delle recenti iniziative Open Source di Microsoft, tra cui CodePlex. Si confrontano Linux e Microsoft non dal punto di vista tecnico, ma cercando di delineare l’impatto che essi hanno avuto sulla comunità mondiale di tutti gli sviluppatori, sia “Open che Closed”.
Consigliamo a tutti i lettori di dare una occhiata all’intervista, e di farci avere le vostre opinioni su quello che dice Keith Curtis.
Linux cambia il modo con cui le persone si pongono davanti al computer. Microsoft non ha una risposta per questo. (Keith Curtis)
La pensate come lui?
Dell Studio XPS 13 con Ubuntu 8.10 o 7.04
Dell non ha mai nascosto il suo interesse per Linux e per Ubuntu in particolare. La notizia, quindi, di un laptop Dell, l’XPS 13, con preinstallata Ubuntu non dovrebbe destare meraviglia.
La configurazione hardware di questo prodotto è basata su un processore Intel Core Duo, a scelta tra i modelli P8600 da 2.4GHz e il P8700 da 2.53Ghz. Il resto della configurazione hardware prevede un display da 13 pollici, un hard disk con taglio minimo da 320GB, se SATA, oppure da 128GB se SSD. La memoria RAM è da 4GB, e il lettore ottico è un DVD+/RW. Infine la scheda grafica è una nVidia GeForce 9400M G, ed è presente un chipset WiFi 802.11a/g.
Le versioni di Ubuntu supportate da Dell sono la 7.04 e 8.10. È possibile anche effettuare l’upgrade alla 9.04 Jaunty, anche se non è chiaro se così facendo si annulla la garanzia che accompagna il prodotto. Questa può essere estesa per Ubuntu 7.04 fino ad un massimo di un anno.
La caratteristica interessante di questo prodotto è proprio il supporto a versioni di Ubuntu Linux non proprio recentissime. Passi Ubuntu 8.10, che è stata il riferimento fino a poche settimane fa, ma il supporto ad Ubuntu 7.04 è abbastanza insolito. In realtà, stando a quanto dichiarato da Dell in occasione del lancio del netbook Mini 10v, l’obiettivo della compagnia è quello di fornire un sistema operativo stabile, performante e sicuro. Dell crede che quello che interessa gli utenti non sia quanto è recente una distribuzione di Ubuntu, bensì quanto è stabile e usabile. Questo obiettivo deve essere reso compatibile con quello di gestione dei costi aziendali, che vanno tenuti assolutamente bassi al fine di essere competitivi. Aggiornarsi ogni volta alla nuova versione di Ubuntu significherebbe incrementare gli investimenti.
Il prodotto, purtroppo, ancora non sembra essere presente sul mercato italiano. Ad oggi il sito della Dell riporta solo le versioni attrezzate con sistema operativo Microsoft.
rtmpdump: Adobe contro la comunità del software libero
Con il passare degli anni la comunità del software libero ha dovuto accettare la convivenza con Adobe, anche a causa della mancanza di alternative valide ai suoi prodotti (Flash in primis).
Nonostante questa convivenza abbia anche dato frutti positivi (la donazione del codice di Tamarin, la maggior frequenza degli aggiornamenti di Flash per Linux), Adobe è riuscita a scatenare l’ira della comunità chiedendo, tramite l’applicazione del tristemente famoso DMCA, la chiusura immediata del progetto open source rtmpdump.
rtmpdump è uno strumento per la cattura di stream Flash e proprio la libertà, per ogni utente, di potersi salvare flussi di questo tipo sembrerebbe aver infastidito Adobe, tanto da spingerla a imporre la chiusura del progetto, nonostante mesi addietro avesse espresso l’intenzione di aprire le specifiche del protocollo utilizzato per la trasmissione dei dati.
Attualmente, quindi, rtmpdump non è più disponibile su SourceForge ma copie dell’ultima versione (la 1.6) sono disponibili su numerosi tracker BitTorrent e servizi di distribuzione file; alcuni sviluppatori hanno inoltre iniziato la stesura delle specifiche “clean-room” per il protocollo RTMPE (RTMP “Encryption”) sollecitando la comunità a votare rtmpdump come “Best Multimedia” nel Community Choice Awards di SourceForge.
Che Adobe si sia tirata da sola la zappa sui piedi?
Battaglia in Svizzera tra Red Hat e Microsoft
Red Hat, e altri 17 venditori di prodotti open source, hanno avanzato formale richiesta alla Svizzera di annullamento dei contratti in vigore con Microsoft.
Lo “Swiss Federal Bureau for Building and Logistics” già da alcuni anni sta utilizzando una infrastruttura informatica basata su prodotti Microsoft, con un capitolo di spesa annuo di quasi 14 milioni di franchi svizzeri, ovvero circa 15 milioni di dollari, o anche poco più di 10 milioni di euro.
Cifre economiche a parte, Red Hat sembra accusare il dipartimento svizzero di due irregolarità. Primo, la selezione di Microsoft sembra essere avvenuta senza una regolare gara pubblica. Secondo lo Swiss Federal Bureau ha motivato la scelta di Microsoft, affermando che “all’epoca non esistevano valide alternative”. A ben pensare l’accusa di Red Hat è una sola, e detta in soldoni la compagnia americana ritiene che le ragioni avanzate dal Bureau svizzero non siano sufficienti a motivare l’assenza di una gara pubblica.
Al fianco di Red Hat “combatte” anche Mark Taylor dello “UK-based Open Source Consortium”. Costui è stato una delle persone impegnate in prima linea nel processo di adozione di tecnologia open source negli uffici pubblici Inglesi. Morale di questa piccola storia è stato un risparmio di circa 600 milioni di sterline annue. Davvero un risultate importante che Mark Taylor sottolinea come uno dei più importanti a livello europeo, se non addirittura mondiale.
Taylor e il team legale di Red Hat invitano il governo svizzero ad annullare l’attuale contratto con Microsoft, e a svolgere una regolare gara pubblica.
Il colosso di Redmond ha vantato recentemente di aver conquistato in Europa circa il 40% del mercato dell’IT. Dunque, questa nuova disputa legale verso Microsoft si insinua come una spina nel fianco nel colosso americano, che proprio in Europa ha già subito altre sanzioni economiche.
Cuore open source, anima non profit
Tristan Nitot. Sposato, due figli, fondatore e Presidente di Mozilla Europe. La sua è una lunga esperienza nel mondo dei browser: nel Maggio del 1997 è già in Netscape, pochi anni dopo annusa il profumo di Mozilla, dal 2003 ne è alla guida della divisione europea.
Ma Mozilla è un elemento a sé stante nel quadro che analizziamo ogni giorno: ha cuore open source, anima non profit, carattere arrembante e pedigree nobile. Il browser ha spiazzato il mercato riuscendo ove nessun altro era mai riuscito: sfidare Internet Explorer. Il gruppo, per questo motivo, ha solleticato un'idea tale per cui una nuova possibilità potesse esistere, un'alternativa fosse possibile. Oggi Firefox ha cifre in continua crescita mentre Internet Explorer si è ormai adagiato su una nuova dimensione, allontanandosi giorno dopo giorno dalla vecchia posizione di predominio mantenuta per molti anni (gli ultimi dati fotografano un ulteriore -0.7% nel mese di Aprile per IE con parallelo 0.4% per FF).
Tristan Nitot
Ma con la crisi economica che grava sul mercato, e con una crescente concorrenza che mette ulteriore pressione sul mondo dei browser, capire come sta procedendo l'attività di Mozilla significa carpirne l'essenza. Significa arrivare a vederne le fondamenta. Mozilla è una mosca bianca in un mercato tanto caleidoscopico quanto indifferenziato e merita pertanto una analisi a sé. Della tecnologia sappiamo tutto o quasi; Firefox è parte integrante della cultura condivisa; Prism lo abbiamo imparato a conoscere oggi stesso, Fennec lo incontreremo a breve. Grazie all'intervista esclusiva concessaci da Tristan Nitot, Presidente Mozilla Europe, abbiamo pertanto tentato di scavare un po' sotto la superficie.
E ne è uscita materia di studio del tutto interessante: da Chrome ai rapporti con Google, dalla posizione sulle indagini relative ad Internet Explorer fino alla sostenibilità della dimensione social del Web.
Quando la crisi economica ha iniziato a far pressioni sul mercato, in molti si sono chiesti quale fosse la reale sostenibilità di quelle che sono le aziende che si basano su business meno tradizionali e meno collaudati. Andando al cuore del problema: come sta rispondendo la Mozilla Foundation alle pressioni della crisi economica?
«La maggior parte delle entrate di Mozilla deriva da accordi con motori di ricerca partner. I motori ricevono traffico dal box di ricerca della start page di Firefox (nell'angolo in alto a destra sul browser) e pagano Mozilla per questo. Per questo motivo non siamo così colpiti dalla crisi. Siamo stati una azienda molto parsimoniosa fin dall'inizio, per cui siamo pronti ad affrontare la crisi se dovesse giungere a colpirci»
In passato vi sono state molte speculazioni relativamente alla dipendenza di Mozilla dai capitali provenienti da Google. Oggi il rapporto tra le parti quanto pesa sul computo totale degli introiti del gruppo?
«È vero che Google è il nostro partner numero uno in quanto ad entrate, circa l'80%. Una cosa poco risaputa è il fatto che Mozilla mette da parte una significativa quota delle entrate in un "fondo di riserva" tale per cui se uno dei nostri partner dovesse improvvisamente lasciarci, non dovremmo cercare un nuovo partner presi dall'emergenza. Stiamo anche lavorando per diversificare le nostre entrate»
Come interpreta Mozilla l'avvento di Chrome e come può essere il rapporto tra i due browser e le due aziende nei prossimi anni?
«Chrome è chiaramente un concorrente, e Google è certamente un gruppo che capisce a fondo il Web, ha ingegneri illuminati, un buon brand e molto denaro. Per questo motivo anche se Chrome non ha una significativa quota di mercato, ha comunque un forte potenziale e può diventare un serio concorrente in futuro. Penso che Chrome abbia l'obiettivo di soppiantare Internet Explorer, perché è pericoloso per Google dipendere dal rivale Microsoft nel mettere a disposizione i propri servizi. Inoltre Internet Explorer, in qualità di browser, è in ritardo dal punto di vista delle funzionalità e ciò limita la capacità di Google di innovare e mettere a disposizione nuovi servizi. Dall'altra parte Firefox è innovativo e veloce, e non appartiene a Microsoft. Per Google è Internet Explorer il target, non Firefox»
Tutti contro Internet Explorer: la denuncia di Opera presso la Commissione Europea è destinata a far discutere ancora per molto tempo. Se l'UE accordasse le tesi dell'accusa, quale potrebbe il nuovo quadro della situazione?
«È una discussione molto complessa da affrontare. Come tutti sappiamo, Microsoft è colpevole per aver violato la legge antitrust statunitense, e ha abusato del proprio potere monopolistico con Windows estendendolo ai browser, il che è illegale. Per questo motivo il mercato è fortemente corrotto. Ora, il problema è che i regolamenti per la tecnologia sono molto complessi da formulare. In certi casi non sono utili, mentre in altri vanno a peggiorare i problemi stessi che tentano di risolvere. Mitchell Baker sta discutendo tutte queste cose sul proprio blog. È possibile leggere una serie di suoi post correlati qui»
Mozilla sta per approdare sul mobile. In un'ottica di lungo periodo quale potrebbe essere il comparto maggiormente remunerativo: desktop o mobilità?
«È difficile da dire, e Mozilla non approccia le cose in questo modo. Siamo una organizzazione non-profit, perciò non perseguiamo la massimizzazione dei profitti. La ragione per cui vogliamo costruire un browser per il mobile è nel fatto che il mobile è veramente importante e sempre più persone useranno il Web dai loro telefoni (o Mobile Internet Device), perciò se Mozilla vuole rimanere rilevante ovunque e spingere la propria missione in linea con il Manifesto Mozilla, abbiamo bisogno di essere importanti anche nel Mobile. Questo è il motivo per cui lavoriamo duro sul nostro browser mobile, nome in codice Fennec. Dovremmo vederne presto una versione per Nokia N810 (che gira su Linux), quindi una versione per Windows Mobile, quindi Symbian»
Second Life. Facebook. YouTube. Tutti grandi progetti, tutti con i conti in rosso. La parte "social" della Rete, insomma, ancora non ha dimostrato di essere matura. In cosa si differenzia un progetto come Mozilla?
«Mozilla è molto differente in almeno tre cose:
1. Come dicevo prima, siamo una organizzazione non profit. Abbiamo bisogno di far soldi per operare, ma non è il nostro obiettivo. I servizi menzionati sono compagnie "for profit". Non sto dicendo che siamo migliori di queste, ma che siamo molto differenti, tanto negli obiettivi quanto nel modo di operare;
2. Abbiamo già raggiunto la sostenibilità molti anni fa e sicuramente i piani sono di rimanere sostenibili;
3. Un'altra cosa è che siamo Open Source. Ciò che facciamo è pubblico, trasparente, basato sulla community e riusabile da altri. Se vuoi costruire un rivale di Firefox, puoi scaricare il nostro codice sorgente, trovare un nuovo nome per esso (non potrai chiamare il tuo browser "Firefox") e sei a posto. Non puoi invece fare questa cosa con Second Life, Facebook o YouTube...»
Se Tristan Nitot fosse costretto ad affiancare sul proprio desktop un secondo browser al Firefox d'ordinanza, quale sceglierebbe e perché?
«Questa è una domanda veramente interessante. Amo la capacità di Firefox di essere personalizzabile tramite add-on (estensioni e temi), e sono sicuro che avrei tempi difficili se dovessi usare altri browser. Mi piace provare le nuove estensioni e rimango affascinato dall'innovazione che permettono. Poiché è facile creare estensioni, le persone con idee interessanti se ne escono con prototipi veramente "cool" di idee pazze. Penso userei Seamonkey, perché ha le estensioni, o Camino su Mac. Sono entrambi basati su Firefox. Se usi Windows Chrome è niente male, mentre se hai un Mac Safari è carino (non mi piace su Windows però). Ho usato a volte anche Opera, che gira su tutte e tre le piattaforme»
OpenOffice 3.1, disponibile la release italiana
È arrivato il nuovo OpenOffice. La suite open source per la produttività da ufficio, primo e diretto rivale del noto Office di casa Microsoft, giunge alla release 3.1 dopo che dall'Ottobre del 2008 la 3.0
ha già messo a segno la cifra record di 50 milioni di download. Se il
"gratis" continua a rimanere la linea guida del mercato della suite, i
miglioramenti funzionali continuano però ad essere la direttrice che
pilota la crescita qualitativa del prodotto. Il PLIO (Progetto
Linguistico Italiano OpenOffice.org) notifica ora la disponibilità della versione italiana della suite, disponibile al download per Windows, Linux, MacOS X e Solaris.
Spiega la comunicazione ufficiale del PLIO: «La novità più importante e più facile da notare è la completa riscrittura del modulo per la visualizzazione degli elementi grafici sullo schermo
(circa mezzo milione di linee di codice), che apporta - grazie
all'antialiasing - un evidente miglioramento della qualità, e influisce
sul modo in cui le immagini vengono visualizzate durante il
trascinamento e i testi selezionati vengono evidenziati, e permette di
effettuare la sopralineatura del testo».
Ma le novità assolute della versione 3.1 sono altre ancora, così suddivise per le varie applicazioni:
- Writer (gestione dei testi)
- Miglioramento delle note di commento, che permettono di aggiungere le risposte
- Integrazione del correttore grammaticale, fornito come estensione
- Uso dei paragrafi come titoli o sottotitoli nell'indice, per i documenti complessi
- Calc (gestione dei fogli di calcolo)
- Autocompletamento guidato delle formule, che mostra la sintassi da usare
- Nuove funzioni e miglioramento di numerose funzioni già esistenti
- Miglioramento della funzione di ordinamento
- Rimozione di alcuni "colli di bottiglia" per le prestazioni
- Aggiunta del cursore per l'ingrandimento alla barra di stato
- Rinomina dei singoli fogli con un doppio click
- Chart (gestione dei grafici di analisi)
- Posizionamento flessibile degli assi, soprattutto per uso scientifico e scolastico
- Gestione flessibile dei dati numerici "mancanti" all'interno delle serie
- Impress (gestione delle presentazioni)
- Pulsanti per le dimensioni delle font
- Base (gestione dei database)
- Evidenziazione della sintassi SQL
- Implementazione semplificata delle applicazioni macro
- Internazionalizzazione e Localizzazione
- Miglioramento del supporto per i testi bidirezionali
- Nuove localizzazioni: Maltese, Shuswap (Canada), Birmano e Tok Pisin (Papua)
Il commento inaugurale della release è lasciato a Italo Vignoli,
Presidente dell'Associazione PLIO: «OpenOffice.org 3.1 è un passo in
avanti importante nell'evoluzione della suite, che ha raggiunto - con
la versione 3.0 - un traguardo significativo sul mercato italiano, dove
il numero mensile dei download ormai supera regolarmente quello delle vendite di nuovi PC.
Questo significa che OpenOffice.org viene utilizzato da un numero
sempre maggiore di utenti, sia individuali sia all'interno delle
aziende, perché risponde alle loro esigenze sia sotto il profilo delle
funzionalità sia sotto quello della qualità e dell'affidabilità». Sono
i numeri a parlare per OpenOffice. E la release 3.1 ha intenzione di
scrivere un nuovo ed ulteriore capitolo dell'avventura open source
della suite.
Linux supera l’1% tra i sistemi operativi
Nonostante stenti ancora ad affermarsi come valida soluzione alternativa ai tradizionali sistemi operativi proprietari, Linux ha da poco registrato un importante passo in avanti conquistando l'1,02% dell'intero comparto legato agli OS. Il raggiungimento dell'importante traguardo è stato ufficializzato dalla società di rilevazione Net Applications attraverso il suo famoso portale Market Share.
Il dato sulla quota di mercato di Linux fa riferimento ai sistemi client e colloca la soluzione open source al terzo posto tra gli OS maggiormente utilizzati dopo Windows (87,90%) e Mac (9,73%). La nuova rilevazione di Market Share dimostra come il sistema operativo del pinguino sia riuscito a conquistare nuovi spazi specialmente sul lato consumer grazie alla diffusione dei netbook sui quali sono spesso installate distribuzioni Linux meno costose del software proprietario e meno esigenti dal punto di vista dell'hardware. Produttori come Dell e Acer, per esempio, hanno messo in vendita negli ultimi mesi numerosi dispositivi portatili con Linux già installato, contribuendo così alla sua diffusione anche tra gli utenti meno esperti.
Semplificare sembra essere del resto la parola d'ordine delle ultime distribuzioni del sistema operativo del pinguino. Fedora, openSUSE e il sempre più diffuso Ubuntu hanno sensibilmente contribuito nel rendere le soluzioni Linux più semplici e intuitive da utilizzare, investendo molto nella ricerca di nuovi accorgimenti per consentire un utilizzo e una gestione dei loro OS senza avere particolari conoscenze informatiche. Sistemi più semplici e progressiva diffusione dei netbook con software open source potrebbero costituire concretamente un'occasione per un rilancio delle distribuzioni Linux.
Con appena l'1% della quota di mercato, la strada da percorrere per agganciare la concorrenza rimane naturalmente tutta in salita. Microsoft può contare su una gigantesca capacità distributiva, consolidata dai numerosi accordi con gli OEM, e sembra mirare con il nuovo Windows 7 a reimpadronirsi completamente dei netbook, lasciando poco spazio per la concorrenza.
Il confronto con il colosso dell'informatica non sembra però impensierire più di tanto Linux, fermo ancora su numeri marginali, ma con una fedeltà notevole da parte dei suoi utenti e della community di sviluppo che fino a ora ha contribuito alla sua fortuna. La sfida appare impari, ma non per questo impossibile da sostenere: fatte le dovute distinzioni, fino a qualche anno fa sembrava impossibile intaccare la solida quota di mercato di Internet Explorer, eppure in poco tempo il software open source di Firefox è riuscito a erodere quote significative al browser di Microsoft. I fan della community Linux sembrano ora auspicare una analoga rimonta da parte del loro sistema operativo nei confronti di Windows.
Il creatore di MySQL commenta duramente la mossa di Oracle
Michael “Monty” Widenius è un finlandese di 47 anni, ed è il principale creatore di MySQL, e dell’azienda MySQL, poi rilevata da SUN. Lawrence Joseph Ellison è il “co-fondatore e CEO” della Oracle Corporation, l’azienda che in questi giorni ha a sua volta acquistato SUN per la modica cifra di 7,4 miliardi di dollari.
Sul suo blog personale Monty ha deciso di parlare alla comunità Open Source della mossa di Oracle, e di quello che secondo lui potrebbe accadere a MySQL. Soprattutto, però, M.M. Widenius ha deciso di mandare un messaggio chiaro, diretto, e non proprio “pacato” a Larry Ellison.
Tu hai bisogno di una strategia. Una strategia di lungo termine, che abbia un significato e sia attuabile. Tu devi pensare anni avanti, e non semplicemente al prossimo quadrimestre fiscale.
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Se questa non è una dichiarazione di guerra, poco ci manca. In effetti, per chi ha seguito le cronache degli ultimi mesi, è noto che Michael “Monty” Widenius ha abbandonato SUN a causa di divergenze col management. Da questo divorzio è nato il suo nuovo proggetto, il Monty Program Ab, con l’obiettivo di lavorare a “Maria“, un nuovo “transactional storage engine” per MySQL. Sembra, quindi, naturale attendersi una reazione di questo tipo.
Secondo quanto scrive M.M. Widenius le possibili evoluzioni di MySQL a questo punto potrebbero essere tre: MySQL verrà abbandonato, MySQL verrà venduto, oppure Oracle investirà in MySQL trasferendovi tutta la propria esperienza con i database. Certamente, la soluzione che più piace a Monty è l’ultima. Tuttavia ad oggi ancora non sono state fornite rassicurazioni sul futuro di MySQL.
Per questo motivo Widenius cerca di “rassicurare” la comunità Open Source accennando ad una possibile ripresa dei lavori su MySQL nel caso questo venga abbandonato da Oracle. Fino ad oggi, sempre secondo “Monty”, MySQL ha già perso molti sviluppatori capaci e con talento, e questo ha certamente creato una sorta di “battuta di arresto” del progetto.
Io penso che nessuno possa essere il padrone di un progetto Open Source; i progetti sono definiti dal project leader e dagli sviluppatori che ci lavorano. Se una compagnia perde la fiducia di queste persone, allora essi possono andarse, fare un fork del progetto e svilupparlo secondo le loro intenzioni
Rilasciato Firefox 3.0.9
Mozilla Foundation continua con i rilasci di maintenance della serie Firefox 3.0.x. Ad un mese di rilascio della versione 3.0.8 arriva ora la versione Firefox 3.0.9.
Essendo la serie Firefox 3.0.x in fase di mantenimento è ovvio che il rilascio in questione punta solo a migliorare la stabilità del browser, correggendo “falle” e “comportamenti anomali”. Le note di rilascio rese disponibili sul wiki elencano tutti i bug e i security fix corretti. In particolare l’elenco dei bug corretti è abbastanza “corposo”.
Gli sviluppatori hanno corretto alcuni problemi storici che sono presenti già diverso tempo. È stato risolto un fastidioso bug che si verificava nel database di gestione dei cookie, e che portava alla perdita di tutte le informazioni memorizzate. Oltre a questo è stato sistemato anche il problema delle immagini allegate ai messaggi e visualizzate in linea all’interno di alcuni servizi di webmail (come AOL e AIM); queste, a partire da Firefox 3.0.7, non venivano più mostrate.
Altri miglioramenti riguardano per lo più la gestione dei form di grandi dimensioni che avevano un tempo di submit abbastanza elevato. Infine, è stato corretto un fastidioso bug che provocava la perdita del focus alle nuove finestre aperte.
Molto probabilmente l’aggiornamento a Firefox 3.0.9 avverrà in automatico per molti degli utenti. In caso contrario sarà possibile procedere con la procedura manuale.
Si segnala, infine, che secondo la pianificazione ufficiale di Mozilla in questi giorni potrebbe avvenire anche il rilascio di Firefox 3.5 Beta 4, già in ritardo di circa un paio di settimane.
NetworkManager 0.7.1 consolida le sue funzionalità
Dopo aver segnalato il progetto ModemManager, torniamo a parlare di NetworkManager in occasione del rilascio della prima versione di manutenzione del ramo 0.7.
Oltre ad includere le correzioni a più di cinquanta bug, NetworkManager 0.7.1 consolida il supporto ai dispositivi per la connettività mobile e migliora il suo comportamento anche con i chipset WiFi/ethernet più capricciosi.
Tra le altre novità segnalate nell’annuncio ufficiale spiccano inoltre la riduzione del numero di wakeup (le batterie di laptop e netbook ringraziano), una migliore gestione delle rotte e piccoli ritocchi alla visualizzazione delle informazioni sulla connessione wireless.
NetworkManager 0.7.1 è già arrivato sia nei repository di Fedora Rawhide che in quelli di Debian Sid e sarà presente nell’imminente Ubuntu 9.04; gli utenti più impazienti possono comunque scaricare i sorgenti e procedere alla loro compilazione manuale.