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12gen/100

Google Chrome ora anche per Mac e Linux!

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Una notizia che speriamo renda felici tutti gli amanti di Macintosh e Linux : Google Chrome è ora d[...]

Una notizia che speriamo renda felici tutti gli amanti di Macintosh e Linux : Google Chrome è ora disponibile anche per i vostri sistemi operativi.
Era settembre 2008 quando abbiamo lanciato la versione per Windows del browser, in risposta al cambiamento portato da Internet. In che senso? Sul web oggi possiamo fare cose un tempo difficili da immaginare: gestire operazioni bancarie, interagire con altre persone, accedere a strumenti multimediali sempre più sofisticati. Tuttavia i browser, così come li conoscevamo, non sempre hanno seguito lo stesso percorso innovativo di Internet. Da qui l'idea di Google Chrome.

A partire dal lancio di Chrome, 40 milioni di persone nel mondo hanno deciso di utilizzarlo e le ragioni possono essere riassunte nei tre punti di forza che contraddistinguono questo browser:

  • velocità - Google Chrome è stato sviluppato per avviarsi e aprire applicazioni web in modo estremamente veloce. Vogliamo che siate in grado di percepire la velocità di navigazione online.
  • semplicità - disegnato in linea con la homepage di Google, semplice e di utilizzo immediato
  • sicurezza - dal momento che tutti i programmi di Google Chrome funzionano online, abbiamo fatto in modo che ciascuna finestra del browser utilizzi una propria sandbox. Questo rende molto più difficile a virus e malware inserirsi nel vostro PC.
Ora anche chi utilizza i sistemi Macintosh e Linux potrà provare personalmente il browser. per scaricarlo basta accedere alla pagina www.google.it/chrome.

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9gen/100

La Francia ferma Google Books

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L'opposizione francese a Google Books è stata pregiudiziale fin dall'inizio. Il paese transalpino, infatti, non ha mai accettato fino in fondo l'invadenza del motore di ricerca, opponendo resistenza fin dal primo giorno alle velleità di Mountain View sulle opere francesi. Prima la Biblioteca Nazionale (che contestava peraltro i tentativi di egemonia culturale che gli stati Uniti stavano portando avanti tramite le proprie aziende di punta), poi gli autori e gli editori, ora una sentenza vera e propria: Google ponga fine al proprio lavoro di scannerizzazione delle pagine.

L'iniziativa è stata avviata da La Martinière Groupe, a cui si è in seguito aggregata la denuncia della French Publishers Association (FPA, associazione che accomuna oltre 400 editori indipendenti). La richiesta era triplice: 21 milioni di dollari a risarcimento danni, l'interruzione immediata della scannerizzazione dei libri francesi e l'interruzione in parallelo della distribuzione dei volumi indicati nella documentazione consegnata alla Corte. Il giudice ha parzialmente accolto le richieste, riducendo pesantemente la sanzione pecuniaria (stabilita in 430 mila dollari) ed imponendo l'interruzione delle scannerizzazioni e della distribuzione online dei volumi già digitalizzati.

La differenza tra la giurisprudenza francese e quella statunitense è nella considerazione del "fair use": in Francia non ha prevalso la bontà degli intenti e la legge ha tutelato con maggior fermezza i detentori del copyright al cospetto delle opportunità offerte dal motore di ricerca americano.

Google ha commentato con forte rammarico la decisione della Corte. Ha preso parola Alexandra Neri, parte del team legale di Google France: «penso abbia vinto nessuno. Questa decisione semplicemente riduce i progressi nell'accesso alle informazioni online. La difesa dei diritti degli autori è parte della tradizione francese, ma ora la Francia potrebbe rimanere indietro, senza accesso alla propria stessa cultura». Dichiarazioni scontate, che mettono il paese di fronte ad un bivio dal quale Sarkozy ha cercato di smarcarsi in anticipo. Se Google, infatti, spiega che il paese sta perdendo una grande occasione per la promozione e l'accesso alla cultura, Sarkozy ha già annunciato come abbia intenzione di investire pesantemente nelle opere di digitalizzazione dei libri in un'opera condotta dalle istituzioni invece che da una azienda privata straniera.

La sentenza francese non avrà ovviamente peso alcuno sulla proposta di accordo che Google ha proposto negli Stati Uniti per la class action contro le digitalizzazioni del gruppo. Ciò nonostante, trattasi dell'ennesimo tassello negativo per una proposta più volte riformulata ed ora al vaglio delle autorità prima di una eventuale autorizzazione che in qualche modo riscriverebbe i contorni del diritto d'autore nella concezione della giurisprudenza statunitense.

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9gen/100

Google, mano al portafoglio

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Quando in piena crisi economica Google spiegava di essere fiduciosa nel futuro e pronta a tornare ad investire con piccole operazioni di acquisto, il proclama sembrava più una speranza che non un vero piano di lavoro. I progetti, invece, sembra stiano trovando concretizzazione: i numeri del gruppo hanno in effetti dimostrato come la crisi abbia solo sfiorato Mountain View e, inoltre, la fine del 2009 ha coinciso con la ripartenza dei rumor che avvicinano al portafoglio di Eric Schmidt tante piccole start-up e gruppi che, potenzialmente, potrebbero completare o estendere le attività di Big G.

Due nomi sono trapelati nelle ultime ore, andando a fare il paio con ulteriori nomi collegati a Google nei giorni passati (Etherpad/AppJet e Yelp): DocVerse da una parte, Trulia dall'altra. Diversi i campi di applicazione: la produttività online (e la sfida a Office) ed il motore di ricerca. L'impegno economico è pertanto trasversale, incentrato sull'arricchimento del core business di Google ed in parallelo nell'estensione dei servizi nell'ambito delle applicazioni online per offrire al cloud computing maggiori opportunità di espressione.

DocVerse è stata valutata 25 milioni di dollari ed è stata fondata da Shan Sinha e Alex deNeui, due uomini ex-Microsoft. L'operazione permetterebbe a Google di arricchire tanto le proprie applicazioni quanto quel mondo tutto da scoprire denominato Google Wave. Le trattative sarebbero in atto e potrebbero chiudersi in settimana, ma il rumor proveniente da TechCrunch (la cui tradizionale attendibilità sembra essere stata paradossalmente smentita soltanto nella clamorosa vicenda del CrunchPad) non ha ricevuto conferma alcuna dalle parti in causa.

Trulia è un motore di ricerca per il real estate, valutato in Silicon Valley tra i 150 ed i 250 milioni di dollari, il cui principale competitor è indicato in Zillow. Già integrato con Google Maps grazie alle API messe a disposizione da Google, il gruppo potrebbe ora essere assorbito per dar forza all'idea di Google come un motore in grado di avvicinare sempre di più chi compra e chi vende proprietà immobiliari: Google Maps e Google Street View hanno molto da poter dire in questo contesto.

Le trattative sono in auge e parte delle manovre messe in cantiere potrebbe già andare in porto entro la fine dell'anno. L'opportunità del momento vieta però alle parti cercate di esprimere opinioni in merito, e da parte di Google l'atteggiamento viene confermato su di un cautelativo silenzio almeno fintanto che ogni tassello non sarà al suo posto. Bontà dei rumor a parte, il trend sembra comunque confermato: Google compra, Google nutre fiducia, Google investe. Google crede che l'economia possa ancora restituire soddisfazioni. Anche nel breve periodo.

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Google Checkout, idee per il non profit

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«Perché non decidere di fare un regalo davvero originale questo Natale? un sorriso, ad esempio». Suggerimento intelligente e ben contestualizzato. La fonte è Google, per cui i giorni del Natale sono l'occasione giusta per ricordare come Google Checkout possa offrire una importante opportunità alle associazioni non profit. Quelle in grado di regalare un sorriso, insomma.

«Basta digitare solidarietà o regali solidali su Google.it e scegliere una tra le tante associazioni no profit che da anni si impegnano a migliorare la vita di persone meno fortunate di noi. Fondi per la ricerca, vaccini, derrate alimentari, sostegno medico-sanitario, corsi di alfabetizzazione sono solo alcuni dei doni che faranno felice, in questo Natale 2009, qualcuno che non conosciamo ma che non potrà mai dimenticarci. E se già siete sostenitori di un'associazione ONLUS ma non la vedete online, suggerite loro di visitare il sito www.google.it/grants. In questo link è possibile fare richiesta di entrare in Google Grants, il programma di pubblicità gratuita per le ONLUS, e ottenere, se rispettati tutti i requisiti, una campagna pubblicitaria completamente gratuita». La spiegazione è firmata dal Google Italy Blog Team.

Nelle stesse ore, però, sul blog ufficiale del gruppo giunge un ulteriore approfondimento: le associazioni non profit già parte del programma Google Grants potranno vedere annullate le ritenute sulle offerte ancora fino al 1 Gennaio 2011, ottenendo così un anno in regalo rispetto alle associazioni che si affilieranno al programma nel frattempo.

Con un consiglio interessante, scaturito da una sorta di indagine di mercato effettuata dal team di Mountain View:

Google, indagine sul non profit

Google, indagine sul non profit

Il suggerimento di Google è di non consigliare una cifra ai potenziali donatori. Questo per un motivo specifico: l'utente desideroso di fare un'offerta, tendenzialmente si abbandona più liberamente alla generosità quando non trova indicazioni sulla cifra. Nella tabella è possibile confrontare i vari casi, e le risultanze sono chiare: meglio lasciar carta bianca all'offerente per massimizzare il risultato.

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Anche YouTube accorcia gli url con Youtu.be

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Si chiamano "short url" e sono la grande moda degli ultimi tempi. Ma non è una "moda" nata dal nulla: l'utilità ne ha partorita l'idea, le necessità ne hanno resa comune l'adozione e sono in tanti ora ad adattarsi ed a proporre soluzioni di proprietà. Da pochi giorni Google e Facebook hanno portato online il proprio "short url" ad hoc, e a distanza di poche ore giunge anche un nuovo nome eccellente nel novero delle offerte: YouTube.

L'utilità degli indirizzi accorciati in stile Bit.ly è quella di concentrare quanto più significato all'interno di un numero di caratteri quanto più breve possibile. Le "short url", infatti, vengono create per essere usati all'interno del linguaggio incasellato di servizi simil-Twitter, ove il numero dei caratteri disponibili è limitato (nel caso specifico appena 140) e lunghi indirizzi non potrebbero pertanto lasciar spazio ad ulteriori commenti. Concentrare un indirizzo intero in una breve stringa, invece, offre all'utente una capacità espressiva molto maggiore. Al tempo stesso, però, il mancato uso delle url originali toglie in parte potere al sito di destinazione. Tracking difficoltoso, brand diluito, incapacità da parte di molti servizi di estrapolare automaticamente contenuti e thumbnail: sono vari i riflussi negativi che questo tipo di servizio interpone tra utente e contenuti.

L'interesse da parte dei grandi gruppi è quello di diminuire il costo che gli utenti debbono pagare per potersi esprimere liberamente sui servizi social, così che possano espandere il verbo (e i link) con maggior libertà e continuità. Google prima (goo.gl) e Facebook poi (fb.me) hanno lanciato la volata, mentre ad accodarsi è uno dei siti che più di ogni altro necessita con maggior urgenza della short url: YouTube.

L'espressione abbreviata sarà Youtu.be. Con questa convenzione gli indirizzi accorciati creati direttamente da YouTube saranno più facilmente riconoscibili ed è presumibile che l'uso diventi una convenzione diffusa. Così facendo verrà peraltro diluito il rischio di short url poco affidabili, in grado di redirezionare l'utente verso destinazioni non desiderate e traendo in inganno con indirizzi in grado di mascherare l'esatta destinazione a scopi fraudolenti.

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15nov/090

AdWords sfida eBay con le Product Listing Ads

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Google sta per introdurre tra i propri canali AdWords i cosiddetti "Product Listing Ads". Trattasi di piccole vetrine che, posizionate su Google durante le proprie ricerche online, mettono l'utente nelle condizioni di acquistare immediatamente il prodotto cercato. I prodotti che compariranno saranno quelli caricati sul Google Merchant Center ed i pagamenti saranno possibili tramite Google Checkout.

Inevitabilmente, quindi, la sfida di Google ad eBay e similari diviene diretta: sebbene riprodotta sotto forma di advertising, la vetrina dei Product Listing Ads è in pratica un modo per avvicinare acquirente e venditore rendendo la vita difficile ai marketplace esistenti. Inserita a livello teorico come un annuncio pubblicitario, la lista dei prodotti è però in pratica un piccolo marketplace insinuatosi tra le SERP. Si rinnova quindi una vecchia sfida mai del tutto sopita tra Google ed eBay, sfida nella quale Google ha però sempre sofferto la presenza ingombrante e storica del concorrente. Così è stato inizialmente con Google Base (ed oggi la concorrenza non si limita certo al solo eBay); così sarà presto con Skype (se sarà confermata l'acquisizione di Gizmo); così è già per Google Checkout, da sempre surclassato dal dominio di PayPal.

I nuovi annunci indicano all'utente una immagine del prodotto, il nome ed alcuni prezzi. Il pagamento non avviene in virtù del click sull'annuncio, ma soltanto in caso di acquisto. Per l'inserzionista, quindi, non c'è onere alcuno ed i guadagni di Google scattano soltanto nel momento in cui l'acquisto viene formalizzato. Facile, peraltro, tener traccia dell'intera filiera poiché Google controlla tanto gli account dell'acquirente, quanto quelli del venditore, quanto ancora quelli del sistema di pagamento.

Google Product Listing Ads

Google Product Listing Ads

La nuova tipologia di annunci sarà inizialmente abilitata per un ristretto numero di venditori che fungeranno da tester durante le prossime vacanze natalizie. Le inserzioni da Product Listing Ads saranno inizialmente abilitate alla sola utenza USA. Sulla base dei risultati conseguiti e dei venditori che entreranno nel programma, il tutto verrà in seguito esteso progressivamente. L'algoritmo di AdWords dovrà ora evidentemente bilanciare gli annunci tradizionali con quelli legati ai prodotti, così da massimizzare gli introiti sulla base del Cost-per-Click da una parte e del Cost-per-Action dall'altra.

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14nov/090

Google compra Gizmo, ora è ufficiale

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«Oggi siamo lieti di annunciare l'avvenuto acquisto di Gizmo5, una compagnia che permette telefonate basate su Internet grazie ad un software per telefoni mobili e computer». Nei giorni scorsi era cosa ufficiosa, ora è ufficiale: per una somma non dichiarata, ma comunque prossima ai 30 milioni di euro, Google ha fatto propria Gizmo5 ed ora scommetterà con maggior incisività sul mondo del VoIP.

Non è ad oggi chiaro cosa Google intenda fare con Gizmo5, ma i responsabili Wesley Chan e Craig Walker hanno precisato come i nuovi asset andranno a confluire in nuove features di prodotto per Google Voice. Quello che oggi è un servizio online che guarda ad Android, presto potrebbe dunque diventare un vero e proprio servizio di telefonia che, tramite Gizmo, inietterebbe nell'offerta Google le potenzialità di un servizio VoIP minore ma collaudato. A quel punto la sfida diretta a Skype sarebbe matura sotto ogni aspetto, con Gizmo a rappresentarne la versione "open" che, salendo sul carro di Mountain View, ha a disposizione tutto quanto necessario per fare un immediato e risoluto passo avanti.

Gizmo5, nel confermare l'avvenuta cessione della proprietà, ha interrotto la registrazione di nuovi utenti. Il servizio continuerà a funzionare per la vecchia utenza, quindi, mentre l'apertura di nuovi account rimarrà invece ferma fino all'apertura del nuovo Gizmo made in Mountain View.

L'introduzione del servizio a pagamento potrebbe peraltro aiutare Google anche nella risoluzione di alcune delicate vicende legali, con la Federal Communication Commission attiva da tempo nel verificare la corretta impostazione di Google Voice nel proprio approccio alle telecomunicazioni. AT&T, infatti, ha accusato Google di portare avanti servizi telefonici senza garantire la completa copertura del territorio; Google si è difesa circoscrivendo il numero degli account esclusi, e motivando il tutto con la necessaria garanzia della gratuità del servizio. Ora Google potrebbe avere in mano un'arma aggiuntiva con cui sfidare davvero le Telco, coprendo l'intero territorio USA in tutto e per tutto, aprendo alle chiamate internazionali e potendo monetizzare la presenza del client sui dispositivi di milioni di utenti.

Skype, che fino a pochi giorni or sono sembrava in dirittura d'arrivo per chiudere l'acquisto di Gizmo5, vede ora invece il servizio a disposizione della controparte. Nel frattempo il gruppo ha assunto personalità di spessore per sviluppare soluzioni avanzate in compatibilità con il protocollo SIP (Jonathan Rosenberg, nuovo Chief Technology Strategist, ne è co-sviluppatore). Skype parte da un recente record di 20 milioni di utenti connessi contemporaneamente sul client, ma la vera sfida inizia soltanto adesso.

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14nov/090

YouTube, sta per arrivare la vera alta definizione

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La vera alta definizione sta per approdare su YouTube. Il passaggio è importante, poiché porta il servizio al supporto dei 1080 pixel contro i 720 attuali (trattasi del numero di linee orizzontali con le quali viene formata l'immagine). Per dirla con una nomenclatura ormai nota, YouTube sarà a breve in "Full HD", aprendo pertanto il sistema a nuovi contenuti e nuovi usi.

L'annuncio è avvenuto in occasione della conferenza NeeTeeVee da parte del co-fondatore di YouTube Steve Chen, il quale ha inoltre sottolineato come i contenuti attuali potranno essere ricodificati per essere compatibili con la nuova dimensione, senza dover forzatamente ripartire da una versione "raw" originale. Le produzioni a 1080p sono inoltre ora pratica comune nella produzione professionale, il che implica una facile transizione dal mezzo televisivo alla Rete, e viceversa. Ed è questo processo inverso il possibile nuovo obiettivo di YouTube: diventando una repository di prodotti di qualità, infatti, il sito potrebbe sdoganare il modello di revenue sharing per la distribuzione di nuovo materiale, permettendo così agli utenti di visionare i prodotti desiderati direttamente sullo schermo principale della propria abitazione fruendone liberamente tramite connessione al pc (le tv di nuova generazione potranno ospitare anche appositi widget, tra i quali è pertanto ipotizzabile anche un canale dedicato per YouTube e la fruizione on-demand).

In occasione della conferenza Steve Chen ha inoltre indicato un forte aumento degli upload da mobile, mettendo in evidenza un fenomeno in grande crescita che viaggia oggi al ritmo del 2000% anno su anno. Un ultimo appunto è stato infine fornito in relazione alla base Flash su cui fa leva oggi YouTube: il gruppo starebbe valutando possibilità alternative, con l'HTML5 come possibile soluzione praticabile.

L'alta definizione è oggi il punto di contatto in grado di mettere d'accordo Google e Rupert Murdoch. Quest'ultimo, infatti, in una recente intervista ha bocciato Google News suggerendo la possibilità di veder tolti i propri contenuti dall'archivio del motore di ricerca. Murdoch, però, ha avuto parole di stima proprio per YouTube e per le qualità dimostrate nella tutela della proprietà intellettuale. Murdoch in pochi giorni ha dato piena dimostrazione del proprio apprezzamento per YouTube portando avanti un nuovo esperimento che prende piede peraltro da una produzione italiana: da questa mattina è disponibile infatti sul canale FoxTv di YouTube la prima puntata de "Il mostro di Firenze", produzione nostrana andata in onda in prima visione ieri sera sul canale FoxCrime della piattaforma Sky.

Il mostro di Firenze su YouTube

Il mostro di Firenze su YouTube

Oggi l'intera prima puntata è visionabile sul canale Fox, creando al tempo stesso un valore per YouTube ed un abile traino promozionale per Fox. La prima puntata è anticipata da una pubblicità di 30 secondi e l'embed è stato disabilitato per avere pieno controllo sull'interfaccia. Le altre puntate della serie non saranno invece caricate online, lasciando così l'esclusiva agli abbonati Sky ed usando la repository Google come mero strumento per un lancio promozionale in grande stile.

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14nov/090

Con SPDY, Google Chrome mette il turbo

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Google ha fatto della velocità uno dei maggiori punti di forza di Chrome. A distanza di oltre un anno dal debutto del proprio browser, ora la società di Mountain View intende premere ancora sull'acceleratore per incrementare ulteriormente le performance del proprio applicativo. La conferma è giunta attraverso un post da poco pubblicato sul Chromium Blog nel quale vengono descritte le funzionalità di SPDY (SPeeDY), un nuovo progetto di ricerca per rendere più rapida la trasmissione dei dati online.

I primi test sul nuovo sistema sono stati realizzati attraverso alcune simulazioni in laboratorio e hanno portato a risultati promettenti. Le pagine dei 25 siti web maggiormente utilizzati sono state caricate con il 55% di velocità in più rispetto alle condizioni standard, confermando la validità di SPDY che sarà ora ulteriormente testato anche al di fuori dei laboratori nella Rete "reale". L'adozione del nuovo sistema potrebbe rendere molto più rapida e immediata la navigazione online, migliorando anche le prestazioni della soluzioni cloud cui gli utenti guardano con crescente interesse.

«Abbiamo iniziato a lavorare su SPDY mentre esploravamo nuove soluzioni per ottimizzare il modo in cui i browser e i server comunicano tra loro. Oggi, i web client e i server parlano HTTP. HTTP è un protocollo elegantemente semplice emerso come uno standard per il Web nel 1996 dopo una serie di sperimentazioni. HTTP ha fatto il proprio dovere sul Web molto bene. Desideriamo continuare a costruire soluzioni sulla base delle tradizioni del web legate alla sperimentazione e all'ottimizzazione per supportare l'ulteriore evoluzione dei siti web e dei browser. Così, nel corso degli ultimi mesi, alcuni di noi presso Google hanno iniziato a sperimentare nuove soluzioni per consentire ai browser e ai server di parlare meglio tra loro, giungendo infine al prototipo di un server web e di un client Google Chrome in grado di supportare SPDY» si legge nel post da poco pubblicato dal team di sviluppo del browser targato Mountain View.

Come si evince chiaramente dalle dichiarazioni fornite sul blog, Google non intente sostituire il protocollo HTTP con una nuova soluzione. SPDY è stato concepito per svolgere la funzione di intermediario tra il tradizionale protocollo e il trasferimento vero e proprio dei dati. Il nuovo sistema sarà dunque costruito all'interno delle attuali architetture della Rete. SPDY potrebbe essere dunque utilizzato non solo da Chrome, ma anche dagli altri browser per migliorare le performance del Web, un obiettivo negli interessi di una società che basa sostanzialmente la propria intera esistenza su Internet come Google.

Sviluppando una soluzione principalmente basata su Chrome, la società di Mountain View potrebbe comunque godere di qualche vantaggio in più rispetto ai propri competitor. Una condizione che potrebbe consentire a Google di estendere ulteriormente il bacino di utenti del proprio browser al momento ancora schiacciato dalla radicata presenza dei principali protagonisti del comparto come Internet Explorer e Firefox.

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12nov/090

Google Caffeine in arrivo

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Google sta per cambiare. Succederà nelle prossime settimane, ed il più dell'utenza non si accorgerà di nulla. A cambiare, infatti, non saranno né l'interfaccia, né il logo, né le modalità tradizionali previste per comporre le query: a cambiare sarà il motore interno, sarà l'algoritmo a supporto delle SERP. Google cambierà, insomma, il modo in cui valuta il web e la rilevanza delle pagine al cospetto delle query formulate dagli utenti.

Il nuovo Google prende il nome di "Caffeine": è questo, infatti, il nome che fino ad oggi ha descritto un test chiuso con il quale Google ha messo alla prova il nuovo algoritmo su una community chiusa di utenti. Le prove hanno evidenziato le qualità del nuovo sistema, hanno messo in rilievo le necessità degli utenti ed hanno portato Google alla decisione di far diventare Caffeine l'algoritmo principale del motore di ricerca. «Presto attiveremo Caffeine più ampiamente, partendo da un data center»: l'esperimento è concluso, si va in scena.

Un data center per iniziare, quindi una ulteriore estensione al termine delle prossime vacanze natalizie. Per il mese di Gennaio Caffeine (algoritmo studiato per velocizzare e migliorare la precisione delle ricerche) dovrebbe essere la base fondamentale delle ricerche sul motore di Mountain View. Inevitabilmente il cambiamento è stato valutato a lungo, poiché trattasi di una modifica che, pur se leggera, va ad intaccare quello che è il cuore fondamenta del business del gruppo.

In una intervista a WebProNews, Matt Cutts ha spiegato che i feedback provenienti dalle prove su Caffeine sono stati «estremamente positivi» ed hanno pertanto incoraggiato il gruppo al grande passo. Nulla di ufficiale è dato a sapersi circa le differenze rispetto alla versione attuale del motore, ma alcuni test sembrano aver evidenziato maggior peso dell'autorevolezza del dominio nel ranking delle pagine ed una maggior incidenza dei sinonimi nelle ricerche. Da Google, però, nessuna conferma: il nuovo motore avrà più caffeina, ma non sembra possa essere meno segreto rispetto al precedente.

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