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Ricevitore Dual DVBT, per trasformare il computer in un televisore digitale

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Conceptronic presenta il Ricevitore Dual DVBT della Collezione Lounge. Grazie a questo sintonizzatore TV, si potrà trasformare il computer in un televisore digitale, in un istante.

CTVDIGDUAL, è un doppio ricevitore che consente di visualizzare la televisione digitale terrestre in chiaro o ascoltare gratuitamente i canali radio digitali ovunque. Con questo dispositivo avanzato, un computer (PC o portatile), può essere facilmente convertito in un televisore digitale. Questo ricevitore è compatibile con tutti i canali radio e televisivi che trasmettono in chiaro e con esso, si può godere TV di alta qualità a schermo intero. Grazie ai suoi due ricevitori, il CTVDIGDUAL permette la registrazione di un programma mentre se ne guarda un altro.

Questo doppio tuner permette inoltre la funzionalità dei PiP (Picture-in-Picture) con cui si possono vedere due canali contemporaneamente.

Specifiche tecniche CTVDIGDUAL
- Compatibile con USB 2.0
- Alimentazione tramite porta USB
- Formati risoluzione: SD, HD
- Supporta EPG, Televideo, e sottotitoli
- Software ArcSoft Total media completo incluso
- Ricevitore DVB-T per la ricezione dei canali digitali non criptati
- Accessori inclusi Batteria, Antenna, Cavo USB, Telecomando, Manuale multilingue

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Google Chrome ora anche per Mac e Linux!

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Una notizia che speriamo renda felici tutti gli amanti di Macintosh e Linux : Google Chrome è ora d[...]

Una notizia che speriamo renda felici tutti gli amanti di Macintosh e Linux : Google Chrome è ora disponibile anche per i vostri sistemi operativi.
Era settembre 2008 quando abbiamo lanciato la versione per Windows del browser, in risposta al cambiamento portato da Internet. In che senso? Sul web oggi possiamo fare cose un tempo difficili da immaginare: gestire operazioni bancarie, interagire con altre persone, accedere a strumenti multimediali sempre più sofisticati. Tuttavia i browser, così come li conoscevamo, non sempre hanno seguito lo stesso percorso innovativo di Internet. Da qui l'idea di Google Chrome.

A partire dal lancio di Chrome, 40 milioni di persone nel mondo hanno deciso di utilizzarlo e le ragioni possono essere riassunte nei tre punti di forza che contraddistinguono questo browser:

  • velocità - Google Chrome è stato sviluppato per avviarsi e aprire applicazioni web in modo estremamente veloce. Vogliamo che siate in grado di percepire la velocità di navigazione online.
  • semplicità - disegnato in linea con la homepage di Google, semplice e di utilizzo immediato
  • sicurezza - dal momento che tutti i programmi di Google Chrome funzionano online, abbiamo fatto in modo che ciascuna finestra del browser utilizzi una propria sandbox. Questo rende molto più difficile a virus e malware inserirsi nel vostro PC.
Ora anche chi utilizza i sistemi Macintosh e Linux potrà provare personalmente il browser. per scaricarlo basta accedere alla pagina www.google.it/chrome.

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Le tecnologie anti-copia rovinano l’anteprima di “Avatar”

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TorrentFreak segnala in questi giorni una storia piuttosto curiosa. La proiezione d'anteprima dell'attesissimo film di fantascienza "Avatar" è stata in parte rovinata da un problema legato alle restrittive tecnologie anti-copia che accompagnano la pellicola (o, per meglio dire, il "supporto ottico" contenente il film).

In alcuni cinema tedeschi qualcosa è andato storto: il meccanismo di sicurezza non è probabilmente riuscito a contattare il server di autenticazione, lasciando i proiezionisti e gli spettatori davanti a 150 GB di dati criptati ed inutilizzabili.

Ad essere afflitte dal problema sono state solamente le sale nelle quali si proiettava la versione 3D del film, quindi sicuramente una minima parte del totale.

"Siamo spiacenti per i problemi e i fastidi derivati" ha commentato il General Manager del gruppo Cinestar.

Va comunque precisato che l'inconveniente si è verificato durante una proiezione preliminare dedicata ai critici e agli addetti ai lavori: a quanto pare, la piattaforma tecnologia è stata corretta in tempo e, durante il vero e proprio debutto pubblico, non si sono presentate ulteriori complicazioni.

Avatar è stato lanciato in tutto il mondo tra il 16 ed il 18 dicembre appena trascorsi. Solo in Italia invece, il colossal di James Cameron sarà disponibile non prima del 15 gennaio dell'anno entrante.

Frattanto, ci si può consolare con il trailer ufficiale

<div><object width="420" height="339"><param name="movie" value="http://dailymotion.virgilio.it/swf/xb1bug" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><embed src="http://dailymotion.virgilio.it/swf/xb1bug" type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="339" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always"></embed></object><br /><b><a href="http://dailymotion.virgilio.it/swf/xb1bug">Avatar - il trailer in italiano</a></b><br /><i>di <a href="http://www.dailymotion.com/Virgilio-Musica">Virgilio-Musica</a></i></div>

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Ecco come intercettare SMS e telefonate

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Un giovane ricercatore tedesco, Karsten Nohl, ha svelato il codice di protezione utilizzato dalla rete di telefonia mobile Gsm per le telefonate tramite cellulare. Con questi dati, già disponibili su internet, un semplice iPhone di ultima generazione potrebbe intercettare telefonate e sms.

Nohl ha precisato durante il Chaos Communication Congress a Berlino che il suo intento è «puramente accademico» per illustrare la vulnerabilità della rete Gsm attualmente utilizzata da circa tre miliardi di utenti in tutto il mondo. Il codice di protezione è stato decifrato con un sistema open source, al quale dall’estate scorsa hanno partecipato 25 hacker.

Secondo la Gsm Association, il metodo presentato da Nohl «è teoricamente fattibile ma improbabile nella realizzazione». L’iniziativa dell’esperto d’informatica - ha detto una portavoce al New York Times - «viola le leggi negli Usa e in Inghilterra».

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Le bugie al cellulare…hanno le gambe corte

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Si chiama Pallaudio è serve semplicemente ad una cosa: mentire, aiutato da un iPhone. Questa applicazione consente, infatti, di simulare una serie di suoni ambientali, in modo da far credere all'interlocutore di essere in un determinato posto, quando invece in realtà ci si trova da tutt'altra parte. La gamma dei suoni va da un aeroporto ad di una stazione ferroviaria; traffico o  temporale. Ma si può scegliere anche rumori di sottofondo che ricordano un bar oppure la propria camera.

Oltre a Pallaudio vi è anche un'applicazione Nokia che simula lo stesso effetto: Best CallCheater. Così è anche disponibile Magic voice, una sorta di camuffatore della voce, per chi teme che possa essere intercettato.

Insomma di applicazioni per mascherare ve ne sono diverse, ma anche quelle per sbugiardare: una di queste si chiama Agile Lie Detector ed è un applicazione per iPhone e per gli smartphone Nokia. L'applicazione usa la il metodo VSA (Voice Stress Analysis), un test piuttosto controverso e alternativo al tradizionale poligrafo (un particolare tipo di registratore simultaneo di tracciati, la cosiddetta macchina della verità), per determinare se la persona sotto esame stia dicendo o meno una bugia. Agile Lie Detector fornisce i risultati in tempo reale rilevando, teoricamente, il cambiamento di tono della voce e tramutandolo in un grafico 3D sul display.

Infine da segnalare anche GPS. Friend Localizer, un software per dispositivi Windows Mobile, in grado di effettuare opportuna localizzazione GPS utilizzando le mappe di Google Maps. Buon divertimento :)

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La Francia ferma Google Books

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L'opposizione francese a Google Books è stata pregiudiziale fin dall'inizio. Il paese transalpino, infatti, non ha mai accettato fino in fondo l'invadenza del motore di ricerca, opponendo resistenza fin dal primo giorno alle velleità di Mountain View sulle opere francesi. Prima la Biblioteca Nazionale (che contestava peraltro i tentativi di egemonia culturale che gli stati Uniti stavano portando avanti tramite le proprie aziende di punta), poi gli autori e gli editori, ora una sentenza vera e propria: Google ponga fine al proprio lavoro di scannerizzazione delle pagine.

L'iniziativa è stata avviata da La Martinière Groupe, a cui si è in seguito aggregata la denuncia della French Publishers Association (FPA, associazione che accomuna oltre 400 editori indipendenti). La richiesta era triplice: 21 milioni di dollari a risarcimento danni, l'interruzione immediata della scannerizzazione dei libri francesi e l'interruzione in parallelo della distribuzione dei volumi indicati nella documentazione consegnata alla Corte. Il giudice ha parzialmente accolto le richieste, riducendo pesantemente la sanzione pecuniaria (stabilita in 430 mila dollari) ed imponendo l'interruzione delle scannerizzazioni e della distribuzione online dei volumi già digitalizzati.

La differenza tra la giurisprudenza francese e quella statunitense è nella considerazione del "fair use": in Francia non ha prevalso la bontà degli intenti e la legge ha tutelato con maggior fermezza i detentori del copyright al cospetto delle opportunità offerte dal motore di ricerca americano.

Google ha commentato con forte rammarico la decisione della Corte. Ha preso parola Alexandra Neri, parte del team legale di Google France: «penso abbia vinto nessuno. Questa decisione semplicemente riduce i progressi nell'accesso alle informazioni online. La difesa dei diritti degli autori è parte della tradizione francese, ma ora la Francia potrebbe rimanere indietro, senza accesso alla propria stessa cultura». Dichiarazioni scontate, che mettono il paese di fronte ad un bivio dal quale Sarkozy ha cercato di smarcarsi in anticipo. Se Google, infatti, spiega che il paese sta perdendo una grande occasione per la promozione e l'accesso alla cultura, Sarkozy ha già annunciato come abbia intenzione di investire pesantemente nelle opere di digitalizzazione dei libri in un'opera condotta dalle istituzioni invece che da una azienda privata straniera.

La sentenza francese non avrà ovviamente peso alcuno sulla proposta di accordo che Google ha proposto negli Stati Uniti per la class action contro le digitalizzazioni del gruppo. Ciò nonostante, trattasi dell'ennesimo tassello negativo per una proposta più volte riformulata ed ora al vaglio delle autorità prima di una eventuale autorizzazione che in qualche modo riscriverebbe i contorni del diritto d'autore nella concezione della giurisprudenza statunitense.

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Facebook chiede l’amicizia a Schifani

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Facebook non ci sta. Il social network, attaccato negli ultimi giorni a causa di un'imprevedibile escalation di polemiche scatenate dai gruppi pro/contro Berlusconi e pro/contro Tartaglia, ha deciso di intervenire per recuperare una situazione che è andata degenerando. Le ultime dichiarazioni di Renato Schifani hanno rappresentato l'estrema provocazione, così l'invito è partito dal responsabile europeo del social network Richard Allan: «Siamo pronti a discutere e verificare come poter intervenire più efficacemente in futuro».

Allen e Schifani, quindi, si incontreranno nei prossimi giorni. L'invito è una sorta di abbozzato contropiede, un modo per cercare un approccio amichevole dopo che Schifani ha affiancato il social network ai peggiori ricordi degli anni di piombo. Schifani, da parte sua, non ha potuto far altro che raccogliere la mano tesa della controparte, plaudendo alla costruttività dell'approccio ed offrendo la propria completa disponibilità: «Rifletteremo assieme per individuare regole e procedure per evitare che sui siti si possano inserire inni di istigazione all'odio e alla violenza che non fanno bene al Paese e a volte configurano estremi di reato».

Dell'incontro si conosceranno presumibilmente le conseguenze, ma non i contenuti. È prevedibile che Schifani chieda al network spiegazione per i gruppi nati negli ultimi giorni. Facebook spiegherà di non aver controllo e responsabilità per quanto portato online dagli utenti. E se Schifani chiederà di eliminare i contenuti violenti, Facebook spiegherà (come già portato avanti da Google in altri casi) che chiunque può segnalare situazioni fastidiose in modo che l'amministrazione possa intervenire chiudendo eventualmente gruppi o utenti molesti. Schifani porterà avanti casi e cause specifiche e Facebook presumibilmente chiederà che le regole possano essere formulate in modo quanto più neutro possibile, così che la libertà di espressione possa essere garantita e la discrezionalità di intervento possa rimanere nell'alveo delle responsabilità del network.

In discussione, sicuramente, ci saranno le proposte scritte dal Ministro dell'Interno Roberto Maroni e già portate in Consiglio dei Ministri: l'Italia teme che possa essere formulato l'ennesimo bavaglio, mentre il network ha il dovere di tutelare i propri utenti e la propria libertà d'azione. Facebook, soprattutto, cercherà presumibilmente di spiegare sé stesso a chi ha criticato un fenomeno di grande successo in Italia pur senza conoscerne a fondo le dinamiche, ma solo criticandone le principali deviazioni giunte sui media mainstream.

Facebook ha chiesto l'amicizia a Schifani, Schifani l'ha concessa. Facebook cambierà il proprio messaggio di stato e sarà quindi Schifani a dover scegliere tra un "commenta" critico, un "condividi" di grande valore o un "mi piace" che porrebbe fine ai fastidiosi scontri verbali degli ultimi giorni.

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Dal 2010 Mediaset scommetterà sul Web

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Azione e reazione. Nel giro di pochi giorni Mediaset ha messo a segno entrambi, ottenendo una importante vittoria legale ai danni di YouTube e dimostrando pochi giorni dopo di voler fare sul serio circa il mercato online. L'annuncio avviene per voce di PierSilvio Berlusconi, il quale ha indicato il taglio dei nastri per il prossimo 11 Gennaio 2010.

Nei giorni scorsi una sentenza aveva bocciato le attività di YouTube, costringendo Google ad eliminare tutti i filmati del Grande Fratello dalla repository su precisa denuncia avanzata da Mediaset. Il commento dell'azienda italiana è stato chiaro poiché, oltre ad argomentare la soddisfazione per la vittoria incassata, prepara il campo anche al servizio con cui si inaugurerà il 2010: «Con questo provvedimento che si inserisce nella causa iniziata nel luglio 2008 da Mediaset contro Youtube, si accolgono per la prima volta le richieste dei broadcaster e degli editori a vedere tutelati i diritti e l'esclusività dei propri contenuti, generati con importanti investimenti che finanziano l'intero sistema dell'informazione e dell'intrattenimento internazionale. [...] In conclusione, l'ordinanza di oggi non censura Internet ma ne allarga i confini. Tutti gli editori, Mediaset in testa, possono ora investire nella propria offerta gratuita sul web a beneficio dei navigatori, certi di un contesto di regole definite. Tutti gli operatori Internet, a cominciare da Youtube, potranno stringere accordi con Mediaset e gli altri editori in un quadro di legalità e di reciproca soddisfazione.

Era questa la condizione che, almeno a parole, Mediaset attendeva. Ora che la legge ha posto il paletto auspicato, il gruppo vede tutelati i propri contenuti ed ha deciso quindi di portarli online con maggior incisività. Spiega il vicepresidente Berlusconi ai microfoni TGCom: «Dall'11 gennaio lanceremo il nuovo portale video.mediaset.it con una vera e propria catch up tv, ovvero tanti programmi Mediaset online gratuiti poco dopo l'edizione televisiva». E continua: «L'offerta che consente di vedere brevi filmati di tutti i programmi, aumenterà più del 50%. E inaugureremo il servizio "full episod" che permette di vedere per intero i nostri programmi: in particolare tutti i prodotti di news, infotainment e i reality».

Il sito potrebbe rimanere pressoché uguale a sé stesso, ma l'azienda è pronta a portare online molti contenuti in più. Il gruppo tenterà così la via della monetizzazione online, aumentando l'esposizione dei propri contenuti per ottenere margini unitari maggiori: l'esclusiva di contenuti specifici (si pensi al Grande Fratello, ad esempio, in vetta allo Zeitgeist Google ed al centro delle iniziative legali Mediaset) potrebbe fare la differenza. La sfida è importante, però, poiché YouTube ha dalla propria un brand ed una community inimitabili. Difficile, quindi, pensare che il sito Mediaset sia realmente il primo mattone del fronte online del gruppo: il tutto potrebbe però essere un tassello importante nelle trattative con Google, affinché i contenuti di proprietà del gruppo possano giungere sulla repository di Mountain View con condizioni migliori di quanto non si poteva ottenere in passato.

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Intel presenta la nuova generazione Atom

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Nella notte Intel ha presentato la nuova generazione della propria linea Atom. Consumi ridotti, nuova architettura di chip, dimensioni ridotte e performance aumentate, con un occhio di riguardo soprattutto al mondo dei netbook. Per Intel è questo il colpo di reni di fine 2009, in attesa della ripresa delle vendite prevista per l'anno venturo.

Spiega Intel nel proprio comunicato stampa: «Intel Corporation ha annunciato i nuovi processori Intel Atom con grafica integrata direttamente nella CPU, che rendono possibili prestazioni più elevate e design più compatti ed efficienti dal punto di vista energetico nell'ambito di una nuova generazione di netbook e PC desktop entry-level. I principali OEM si sono impegnati entro le prossime settimane a introdurre sul mercato sistemi basati sui nuovi processori Intel Atom e su un nuovo chipset compatibile». Le novità introdotte sono così riassunte:

  • «Livello più elevato di integrazione e processo produttivo a 45 nm per una riduzione significativa del consumo energetico, prestazioni più elevate e dimensioni del package più piccole»;
  • «Riduzione del 20% del consumo energetico medio rispetto alla generazione precedente, per prolungare la durata della batteria dei netbook»;
  • «Oltre 80 design win di netbook da parte dei principali OEM, tra cui ASUS, Acer, Dell, Toshiba, Fujitsu, Lenovo, Samsung e MSI»;
  • «Sistemi basati su processore Intel Atom di nuova generazione disponibili dal 4 gennaio 2010».

«Da un anno e mezzo a questa parte, il processore Intel Atom alimenta una categoria completamente nuova di sistemi informatici, e noi riteniamo che questa crescita non si fermerà e continuerà per dispositivi come netbook e PC entry-level da utilizzare per le attività di base e Internet [...] Siamo entusiasti nell'offrire la piattaforma Atom di nuova generazione e di collaborare con il settore per entrare in una seconda fase di crescita, in cui saranno disponibili nuovi design innovativi dei sistemi con prestazioni più elevate, formati ridotti e una prolungata durata della batteria»: così Mooly Eden, Corporate Vice President e General Manager del PC Client Group di Intel.

Sono tre le proposte registrate sotto la linea Pine Trail: N450, D410 e D510. Il primo sarà specificatamente dedicato ai Netbook, mentre quelli rimanenti sono pensati per i cosiddetti "entry-level desktops" (il D510 nello specifico per device dual-core): «N450 è un processore Atom single-core con 512 KB di cache L2 e un TDP totale di 7 watt, incluso il chipset. D410 per i PC desktop entry-level è un processore Atom single-core con 512 KB di cache L2 e un TDP totale di 12 watt, incluso il chipset, mentre D510 per i PC desktop entry-level è un processore Atom dual-core con 1 MB di cache L2 e un TDP totale di 15 watt, incluso il chipset. Tutti i nuovi chip operano a 1,66 GHz». Prezzi e dettagli ulteriori giungeranno al pubblico ad inizio 2010.

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Google, mano al portafoglio

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Quando in piena crisi economica Google spiegava di essere fiduciosa nel futuro e pronta a tornare ad investire con piccole operazioni di acquisto, il proclama sembrava più una speranza che non un vero piano di lavoro. I progetti, invece, sembra stiano trovando concretizzazione: i numeri del gruppo hanno in effetti dimostrato come la crisi abbia solo sfiorato Mountain View e, inoltre, la fine del 2009 ha coinciso con la ripartenza dei rumor che avvicinano al portafoglio di Eric Schmidt tante piccole start-up e gruppi che, potenzialmente, potrebbero completare o estendere le attività di Big G.

Due nomi sono trapelati nelle ultime ore, andando a fare il paio con ulteriori nomi collegati a Google nei giorni passati (Etherpad/AppJet e Yelp): DocVerse da una parte, Trulia dall'altra. Diversi i campi di applicazione: la produttività online (e la sfida a Office) ed il motore di ricerca. L'impegno economico è pertanto trasversale, incentrato sull'arricchimento del core business di Google ed in parallelo nell'estensione dei servizi nell'ambito delle applicazioni online per offrire al cloud computing maggiori opportunità di espressione.

DocVerse è stata valutata 25 milioni di dollari ed è stata fondata da Shan Sinha e Alex deNeui, due uomini ex-Microsoft. L'operazione permetterebbe a Google di arricchire tanto le proprie applicazioni quanto quel mondo tutto da scoprire denominato Google Wave. Le trattative sarebbero in atto e potrebbero chiudersi in settimana, ma il rumor proveniente da TechCrunch (la cui tradizionale attendibilità sembra essere stata paradossalmente smentita soltanto nella clamorosa vicenda del CrunchPad) non ha ricevuto conferma alcuna dalle parti in causa.

Trulia è un motore di ricerca per il real estate, valutato in Silicon Valley tra i 150 ed i 250 milioni di dollari, il cui principale competitor è indicato in Zillow. Già integrato con Google Maps grazie alle API messe a disposizione da Google, il gruppo potrebbe ora essere assorbito per dar forza all'idea di Google come un motore in grado di avvicinare sempre di più chi compra e chi vende proprietà immobiliari: Google Maps e Google Street View hanno molto da poter dire in questo contesto.

Le trattative sono in auge e parte delle manovre messe in cantiere potrebbe già andare in porto entro la fine dell'anno. L'opportunità del momento vieta però alle parti cercate di esprimere opinioni in merito, e da parte di Google l'atteggiamento viene confermato su di un cautelativo silenzio almeno fintanto che ogni tassello non sarà al suo posto. Bontà dei rumor a parte, il trend sembra comunque confermato: Google compra, Google nutre fiducia, Google investe. Google crede che l'economia possa ancora restituire soddisfazioni. Anche nel breve periodo.

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